il passato



Le prime notizie storiche relative a Preganziol risalgono a documenti redatti nel XII secolo. In una bolla del 1170 emanata da Alessandro III, è menzionata la villa di Prati Golzoli e ancora una "ecclesiam de Prato Ganzol" è citata nel 1181 in un inventario dei beni appartenuti a Dodone, decano del Capitolo di Treviso.

Si può senz'altro sostenere che l'attuale "pre" di Preganziol significhi "prati" (dal plurale "prai"), e che "Ganzol" rappresenti il probabile nome della famiglia proprietaria di quelle terre.

Altre ipotesi sull'origine del nome Preganziol:

1. derivazione dalle parole "gazo, gagio, gaiolo" a qualificare un prato protetto da un bosco.
2. "granza" si riferisca ai possedimenti rurali dei monasteri attorno ad una fattoria.

Certo Preganziol doveva essere ricco di vegetazione; in una testimonianza scritta del 1317 si riferisce sulla necessità di "tagliare e roncare" i boschi della zona che "offrivano troppa pericolosa comodità agli aggressori delle strade".

Nel 1318 un'altra fonte ribadisce che era obbligo tenere un certo numero di "loviere" (trappole per lupi - dal dialetto lovo = lupo ) per la cattura dei lupi le cui pelli, vendute al comune, valevano venti soldi l'una.

Preganziol era, originariamente, cappella della Pieve di San Giovanni del Battistero di Treviso e si suppone che l'antica chiesetta fosse edificata sull'area dell'attuale. Possesso dei vescovi di Treviso, fu ceduta in seguito al Capitolo del Duomo.

Nel 1860, nucleo del paese è un fabbricato simmetrico, proprietà della contessa Elisabetta Galvani d'Onigo, il quale ospita l'ufficio della " Deputazione comunale", la scuola elementare, l'albergo, la farmacia e altri piccoli negozi per i generi di prima necessità.

Nel 1892 venne posta la prima pietra per l'edificio scolastico.

Preganziol è provvista di stazione ferroviaria dal 1851, e dal 1909 anche di fermata del tram elettrico sul Terraglio.

Notizie precise su questa importante strada si trovano nel "Cathasticum agri tarvisini" del 1423, dove è scritto di una "via pubblica appellada del terrajo" e di un ponte "sora l'acqua del terrajo". Ciò sembra confermare l'ipotesi che, a collegare Treviso con Mestre, esistesse un canale navigabile, provvisto di argine percorribile da uomini e carri.
Il canale fu successivamente abbandonato, perchè difficile da tenere in ordine; si continuò invece ad usufruire della strada battuta, cioè del "terraleum", che lo affiancava.
Il Terraglio è spesso ricordato come strada napoleonica, perché l'imperatore francese lo fece allargare e ne fece rettificare il percorso.

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